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Olandesi innamorati dell'Italia? Certo, anche la figlia di Tony verrà a Bracciano e, come nella tradizione olandese, con il figlio prodiere. Ti aspettiamo cara Patricia insieme alla tua simpaticissima mamma.
L'ultima prova del Trofeo del Dinghy classico
Si è conclusa nella splendida cornice di Torre del Lago la sesta ed ultima tappa del Trofeo del Dinghy classico.
La citazione iniziale è per Giuseppe La Scala, meritevole quanto euforico vincitore di questo ambito trofeo dopo ben otto edizioni. Giuseppe ha creduto nel dinghy di legno e nello spirito che lo distingue quando stava per scomparire dai campi di regata: 37 barche italiane iscritte a questa prova e ben 73 concorrenti che hanno partecipato al Trofeo, sono numeri che si commentano da soli.
Non ero mai stato a Torre del lago, devo riconoscere che il luogo è fuori dal comune, quell'aria un pò decandente e la musica pucciniana da sfondo lo rendono unico. L'accoglienza è stata all'altezza, grazie alla proprietaria di Villa Orlando, per averci ospitato sia al cocktail di benvenuto che alla premiazione e grazie a Francesco Berthel ed alla sua simpatica mamma per la cena del sabato nella "Falegnameria", in una atmosfera mondana che ha messo in contatto noi dinghisti con la bella gente che frequenta il Forte.
Un'altra lodevole iniziativa dell'organizzazione è stata quella di ricordare la tragedia di Viareggio, con le vele listate da una banda nera.
La regata si è svolta in due giornate di vento di maestrale, un pò rafficoso, ma tutto sommato regolare. Il primo giorno le signore presenti hanno potuto ammirare i propri mariti "all'opera" da un romantico battello che somigliava tanto ad un house boat. L'organizzazzione del CV Artiglio è stata ineccepibile sia nei vari che nei rientri. Per la cronaca e la classifica della regata vi rimando al notiziario ed al simpatico commento del neofita legnaiolo Fabrizio Cusin.
Visto il colore marrone, un altro cenno merita lo stato di salute del lago. In acqua non c'erano odori particolarmente sgradevoli, ma si ha l'impressione che tutto il terriccio non drenato proveniente da 5 o 6 cave di inerti, vere e proprie ferite alla montagna ed esattamente sopra l'autostrada, viene trasportato dalle piogge direttamente dentro il lago.
Una notazione infine merita tutto il circuito dei legni. Molte luci e pochissime ombre , spesso registrate in queste brevi note, che come ha ben detto Giuseppe alla premiazione vogliamo tentare di ridurre a zero. A tale fine sarà condotta una vasta consultazione, per migliorarci e rendere ancora più bello e frequentato il nostro circuito.
Dandoci appuntamento al prossimo anno, il sottoscritto vi lascia e vi saluta per concentrarsi sin da ora sul perchè la sua barca fa così poca bolina.......
La quarta tappa del trofeo del Dinghy classico – Bracciano
Si è disputata a Bracciano la quarta tappa del trofeo del dinghy classico, nonché II trofeo internazionale George Cockshott. Nutrita la rappresentanza straniera, oltre a sei barche olandesi carrellone - munite, il simpatico Edin Rifat ha rappresentato degnamente la flotta turca con una barca di Giuseppe e con una eccellente ottava posizione finale e primo degli stranieri.
Ben 38 le barche iscritte, quindi 6 in più dello scorso anno, con una sola defezione in acqua della flotta romana giustamente stigmatizzata da Giuseppe La Scala che ha premiato Walter De Dominicis come migliore ballerino della classe…..
L’accoglienza del Sailing team Bracciano e quella della organizzazione di Media Sail ha fatto si che la prima uscita della prima giornata avvenisse senza ritardi, anche se alcuni equipaggi sono arrivati all’ultimo momento.
Il comitato di regata, forte della presenza di Franca Venè, con un avviso modificava il programma aggiungendo al solito bastone, la terza bolina per consentire l’arrivo più agevole dal campo alla base alla fine della regata. Pur avendo però previsto tutto, 15 boline per 5 prove più due boline per tornare fanno in totale 17 boline in tre giorni. Se avessimo fatto le sette prove in programma, con il tradizionale arrivo di poppa, avremmo fatto 16 boline e due prove in più. Tanto i dinghisti sono instancabili, quasi come il premier…Per il resto il comitato è stato perfetto.
Regolarissimo il vento quasi sempre da ponente, ma meno sul campo di regata che per la particolare configurazione del lago di Bracciano, nella parte centrale del lago spara con forte intensità, mentre avvicinandosi alla boa di bolina ed alla costa,presenta frequenti salti e infiniti scarsi e buoni. Difficile quindi scegliere, sia il bordo che il buono giusto, salvo chiamarsi Capannoli, Allodi o Penagini, grandi regolaristi nei piazzamenti di alta classifica. Bravo anche Fabio Mangione quarto in generale ma meno regolare. L’Uberto volante avrebbe vinto anche la quinta prova, ma con un gesto di grande fair play sportivo si è ritirato prima dell’arrivo…..no comment.
Sul piano delle flotte, si apprezza l’incremento dei dinghy della flotta romana e si auspica unamassiccia presenza anche alle altre regate del circuito e della classe. Mentre per i dettagli si rimanda a cronache e classifiche più tecniche e dettagliate, si vuole qui rappresentare una esigenza diffusa che dovrebbe differenziare noi legni dalle barche di vtr.
Bracciano o la laguna di Venezia, ben si presterebbero a fare regate crociera: le solite due boe, da percorrere come detto un infinito numero di volte, eccitano certamente i primi, mai contenti di sfide e possibili rivincite, ma annoiano terribilmente chi sta in mezzo o gli ultimi. Io stesso ma credo anche altri, durante le lunghe poppe eravamo più interessati al panorama di Trevignano o diBracciano con sfondo del magnifico castello, o alla regata delle Star che come tante spade, bordeggiavano sotto Anguillara. E se nella bolina, per un bordo sbagliato si perdevano sei o sette posizioni in boa, pazienza avevamo goduto dello splendido panorama e del verde a ridosso del lago.
Come a Palermo, anche a Bracciano Pier Giovanni Carta ha fatto un eccellente servizio fotografico, riprendendo sia i colori morbidi del lago che l'impegno di tutti i concorrenti a distanza ravvicinata, le sue foto ci fanno rivivere i momenti più belli.
La parte sociale, i buffet, le paste asciutte e le cene meritano solo elogi. Il cibo, il servizio, la serata danzante e la vista lago con luna inclusa, sono stati eccellenti. Infine grazie e complimenti a Paola Pizzarello per il solito impegno profuso nella organizzazione, questa volta impreziosito dai dolci dei buffet, biscottini che sembravano cammei ed una torta glassata che riproduceva lo stesso motivo dei biscotti, ovvero un dinghy ovviamente classico a vela spiegata.
3^ tappa trofeo dinghy classico, Riccione
Ebbene siamo alla terza prova dei legni ci ritroviamo in tanti aRiccione, una località inusuale per noi se non fosse per la splendida accoglienza riservataci dall’organizzazione ed in particolare dalle terme di Riccione, sponsor locale che ringraziamo. Purtroppo anche stavolta abbiamo potuto regatare solo un giorno su tre, causa maltempo ma anche una logistica infelice determinata dalla difficoltà di mettere le nostre barche in acqua dalla spiaggia, lunga e poco profonda, tipica dell’Adriatico. Andiamo con ordine per raccontare le vicende di questa regata che ricorderemo più per le attività collaterali che per le vicende sportive, stante le dette condizioni meteo.
Tanto per cominciare la sera d'arrivo una splendida cena a base di pesciolini azzurri appena fritti dell’Adriatico,sulle terrazze di casa dell’architetto Paolo Briolini di Rimini anfitrione insieme a Maurizio Tirapani.
Il giorno dopo venerdì barche in acqua alle 13, e due prove disputate con vento molto variabile, tipico di temporali, vicini e lontani.
La sera una splendida cena con festa alle Terme ha reso la serata divertente, grazie ad un simpatico complesso di ballerini, orchestrali e ben tre suonatori di frusta che hanno deliziato con la loro schiopettanteesibizione, grandi e bambini.
I giorni successivi non sono stati velicamente impegnativi, visto che le condizioni meteo non hanno permesso di uscire. Tuttavia una “animazione” sempre attiva e generosa negli spuntini e nelle Terme ha permesso a tutti noi un piacevole trascorrere del tempo, tra piscine termali, visite ad antiche barche della Marineria adriatica ed infine una riuscitissima combine tra equipaggi vela – auto d’epoca. E’ stato particolarmente curioso vedere noi velisti, ospiti graditi di meravigliose auto d’epoca tenute benissimo, scorrazzare per le vie della città. Dopo questa parata, all’ora in cui la Riccione by night cominciava ad animarsi, una cena presso uno dei migliori ristoranti ha visto una inusuale fraternizzazionetra velisti ed automobilisti, di mezzi che non hanno una storia in comune ma hanno la prerogativa di non essere semplici oggetti o attrezzi di consumo, ma beni da salvaguardare nel tempo. Sulla classifica della regata c’è poco da aggiungere oltre al successo della premiata coppia dei fratelli Lascala, che si sono aggiudicati l’ambito trofeo, ma va ricordato anche il trofeo Falce e martello assegnato al dinghista più combattivo, ovvero colui che tra una prova e l’altra aveva fatto il migliore salto in classifica. Destino ha voluto che andasse proprio al napoletano Giovanni Longobardo che ha promesso di esporlo nei locali del circolo Savoia con la benedizione, ovviamente, del suo deus ex-machina Pippo Dalla Vecchia………..
Il Campionato italiano di Palermo
Senza nulla togliere alla bravura di Paolino Vacava, questo campionato è stato un pieno di colpi di scena per le prime posizioni fino all’ultima prova ed ha restituito una vivacità della classe tra vecchia guardia e giovani timonieri emergenti che ultimamente Paolino con i suoi nove titoli aveva un po’ appannato.
Naturalmente è stata anche una eccellente occasione di stare bene insieme, di godere di splendide giornate di sole e di una ospitalità veramente incredibile da parte del Circolo Vela Sicilia, per tutti noi desiderosi di vela, di mare, di sole e …….di bellezza mediterranea. Tenendo presente che questa è una libera interpretazione dell’autore, rimando agli articoli su dinghy news per una migliore e più fedele cronaca dei fatti. Ma andiamo con ordine.
Si comincia con le stazze, che stavolta sono andate ……benissimo, ovvero senza polemiche, su poche cose ma certe, da verificare anche grazie al nuovo regolamento, e con una bilancia…molto precisa e pratica da manovrare.
Il primo giorno un vigoroso maestrale spazza letteralmente la perturbazione dei giorni precedenti e ci fa vedere i veri colori di Mondello, non che non li conoscessimo, ma le foto di Pier Giovanni Carta, li evidenziano a meraviglia. Insomma dopo la prima giornata erano al comando Vittorio D’ Albertas, ligure e nostro velaio di fiducia e Vittorio Macchiarella, giovane timoniere palermitano entrambi beneficiati dalla loro altezza, che è servita alla grande tra le onde e i sei - sette metri nel corso delle prime due prove.
Il secondo giorno, prevedendo un maestrale come il primo giorno, molti di noi erano preoccupati della non perfetta preparazione fisica per affrontare tre prove, invece il maestrale non entra e si comincia con un grecale che sul finire gira a levante debolissimo e con una forte corrente al punto da non fa prendere la boa alla metà della flotta. Insomma condizioni difficili, che avvantaggiano chi con le ariette è più a suo agio, Enrico Negri è primo in provvisoria seguito da D’Albertas e Coppola, emerge anche Vincenzo Penagini.
Il terzo giorno usciamo per disputare le ultime due prove in programma alle 11. Invece anche oggi un vento che ruota da maestrale a ponente con raffiche oltre i dieci metri e con onda già formata consiglia saggiamente il comitato di farci tornare a terra. Ed a terra che si scatenano gli istinti più biechi del dinghista: chi davanti ad un piatto di pasta e un bicchiere di vino, chi seduto su un muretto addentando un panino, e chi rileggendosi bando e istruzioni di regata, regolamento FIV, insomma alcuni ritengono e molti si associano che la regata sia finita e si debba già andare al recupero della domenica. Ma sono ancora le 15 e con questa luce si può regatare sino alle 20! Invece chiacchiere ed interpretazioni del regolamento naturalmente con l’avallo dell’insigne avvocato della classe. Ad un certo punto, basta con il cazzeggio e barche in acqua!!!! Con una forte risacca e con un leggero levante-levantino, si disputano le due prove ancora in programma, e qui infine ed ancora una volta hanno la meglio i maghetti delle ariette con la rinascita di Penagini che nella sesta prova fa sperare in un capovolgimento del Campionato. Come Vinz abbia disputato la settima prova leggetevelo nel suo articolo su dinghy newsè una cronaca gustosissima ed ironica. Alla fine onore a Vincenzo che contende ad Enrico fino alla fine la vittoria finale ma la prosssima volta svegliati prima Vinz....
Il giorno dopo premiazione ed onore al merito al vincitore ed a tutti i vincitori di categoria: donne, legni classici e d’epoca, e perché no dinghisti di tutte le età…….
Grazie di tutto amici siciliani ed alla prossima volta, Grandi Navi Veloci e finanze permettendo, non faremo mancare la nostra presenza alle vostre splendide manifestazioni.
E la stagione è iniziata!
Con le prime due regate di Varazze e di Napoli è inziata la stagione dei legni. Un simpaticissimo trofeo del dinghy classico che si articola su sei prove, ci porterà in giro per l'Italia (www.dinghyclassico.it/).
La mia barca è a punto dopo la cura invernale e quella di Vincenzo Penagini, che mi ha aiutato con amicizia e competenza nel sistemare alcune attrezzature e manovre. Il timoniere è un pò meno a posto, dopo la lunga assenza dai campi di regata. Cosa dire di queste prime due prove, che i dinghy di legno sono sempre più numerosi e se sono in ordine ed affidati a timonieri vecchi o nuovi, basta citare Lorenzo Castaldo che ha vinto a Napoli appena sceso dal laser, riescono a fare ottime prestazioni oltre che a riscuotere una incredibile ammirazione e simpatia attorno.
Per non parlare poi degli splendidi Colombo appena usciti dal cantiere ed affidati alle abili mani di Coppola e Penagini, che hanno conquistato a Napoli la terza e la quarta posizione. Giuseppe La Scala ha regatato benissimo, conquistando a Napoli un eccellente secondo posto e se non fosse stato per un OCS nell'ultima prova avrebbe potuto anche vincere. Ha un pò deluso il bravissimo Andrea Pivanti che su Carlo I, il vecchio Russo di Egidio Zambonin, non ha saputo sfruttare il suo terzo posto dopo la quinta prova.
L'ospitality della organizzazione e dei circoli è stata superba, la presenza dei fratelli Colombo costante e "rassicurante". Quello che in queste prime due prove è un pò mancato è stato il vento, speriamo che nelle prossime sia solo un pò più generoso. Arrivederci a Riccione.
Rabetta pronta per la stagione 2009
Dopo ventanni di onorata carriera, per la prima volta ho rifatto il fondo interno della barca. Approfittando delle modifiche del regolamento ho aggiunto il timone di legno, la deriva inox con relative guance di sicurezza, un albero più leggero del “palo” originale ed un bel telone da trasporto. Dopo il preventivo, mi era venuta quasi voglia di ordinarne una nuova ai Colombo, ma poi il pensiero di abbandonare Rabetta I per Rabetta II, mi ha fatto preferire il restauro…conservativo. Insomma ventanni di Dinghy non mi hanno fatto diventare un “campione”, ma mi hanno fatto conoscere nuovi posti di mare o di lago, nuovi amici ed osservare anche la evoluzione della classe: da pochi con età media alta, a molti con età media più bassa, una classe iper-attiva per numero di regate, partecipazione di molte flotte, immagine italiana ed internazionale, visto che gli amici olandesi si stanno ri-avvicinando a noi, guarda caso dopo …….ventanni di diffidenza. Tanti vecchi amici sono impressi nella mia memoria, e tutti avevano o hanno qualche peculiarità o una personalità difficile da dimenticare. Nomi meglio non farne per non dimenticarne qualcuno, ma li ritroverete tutti, o quasi, negli annuari di Paolo Rastrelli.
Giorgio, Roberto e Leopoldo Colombo
Ho ritrovato i fratelli Giorgio e Roberto Colombo, titolari dell’omonimo cantiere Colombo Leopoldo, sabato 28 luglio 2007 in occasione della seconda regata dei dinghy di legno a Bellano. Ci eravamo già incontrati nel nuovo cantiere qualche giorno prima dove avevo ritirato la barca dopo alcuni lavori di manutenzione.
E’ un evento eccezionale perché i fratelli Colombo, ma anche il loro papà Leopoldo, non hanno mai frequentato i campi di regata. Ricordo una sola occasione in cui li ho incontrati tutti e tre insieme, ovviamente, a Luino durante il campionato italiano dinghy del 1992, forse perché c’erano anche gli olandesi con i loro altrettanto magnifici legni! Come mai? Farà parte del loro carattere schivo o del fatto che chi vuole le loro barche deve andare proprio da loro? Chissà!
Al salone di Genova
La scintilla per un dinghy 12 p. scoccava ogni anno al salone di Genova allo stand dei Colombo, ma l’occasione venne nell’aprile del 1989 quando in quel di Cadenabbia, uno dei tanti luoghi magici del lago di Como dove aveva lungamente soggiornato nel dopoguerra anche Konrad Adenauer, ordinai al signor Leopoldo il mio, dando in permuta un Moth Europa Galetti in lamellare di mogano.
Sin da allora mi colpì la incredibile simbiosi di questa famiglia di artigiani che lavora meravigliosamente il legno dagli anni quaranta mantenendo nel tempo un'altissima qualità sia nei legni che nella costruzione delle barche!
Una preziosa eredità
Ma torniamo a quel 28 luglio. Dopo una panoramica sulle belle barche presenti in gran numero siamo andati insieme a Lierna, dove era ricoverato un vecchio Russo, che Fabio (Mangione), intendeva affidare alle cure dei Colombo. Dovevate vedere con quale amore lo accarezzavano e si consultavano tra loro e con noi, sul da farsi. Più di un’ora a guardarlo, dentro e fuori, per apprezzare le soluzioni dell’epoca, tra le quali un prendisole tra le due panche, l’innesto delle panche sul fasciame e chissà quante altre cose avranno notato i due fratelli! Per finire c’è stato un fuori programma d’emergenza in cui abbiamo visto Roberto all’opera….. di raspa sulla vecchia barra del Russo, seguito dall'occhio attento di Giorgio, maestro d'ascia del cantiere.
Grazie fratelli Colombo trasferite la vostra passione e la tradizione di famiglia anche ai vostri figli Simone, Angelica, Gemma, Giovanni, Michele (da sinistra a destra nella foto), sicuramente molti vi saranno grati a cominciare da noi, legnosi dinghisti.